giovedì 21 giugno 2012

Ginger Snaps



Siamo a Bailey Downs, una cittadina canadese vuota e dal cielo perennemente plumbeo. Da qualche tempo, i cani del vicinato vengono ritrovati dilaniati da una bestia sconosciuta, che lascia i loro corpi sparsi per il paese. Ginger e Brigitte "B." Fitzgerald, due sorelle adolescenti che vivono quasi in simbiosi, entrambe asociali e affascinate dal concetto della morte, hanno fatto un patto: se non riusciranno a lasciare il paese entro i sedici anni di Brigitte, si suicideranno. Una notte, quando Ginger ha con estremo ritardo le sue prime mestruazioni, le due vengono attaccate da un animale simile a un grosso cane, chiaramente attirato dall'odore del sangue mestruale. Si salvano quasi per miracolo: Ginger, però, è stata morsa. Nei giorni successivi il suo carattere subisce cambiamenti che la rendono più aggressiva, rabbiosa e sessualmente attiva, si allontana dalla sorella e comincia a frequentare altre compagnie, ragazzi detestati fin a pochi giorni prima. Gli adulti attribuiscono questi cambiamenti alla pubertà, ma B. inizia a sospettare che la sorella sia stata morsa da un licantropo, e tenta di distillare una cura con l'aiuto di Sam, un giovane spacciatore...
Sotto la dura scorza del film horror, genere a cui comunque appartiene in tutto e per tutto, Ginger Snaps nasconde un ritratto pessimista dell'adolescenza, descritta come un periodo da incubo, da cui è impossibile riemergere senza soffrire, in cui il rapporto con i coetanei somiglia a una lotta, in cui le figure di riferimento sono assenti e non hanno idea di cosa stia succedendo. La licantropia è la metamorfosi perfetta per descrivere i turbamenti ormonali e caratteriali che si sviluppano in questo contensto: si diventa più aggressivi, si ha voglia di fare terra bruciata di tutto ciò che si ha intorno, proprio come succede a Ginger nelle fasi della trasformazione a lupo mannaro. Anche il sesso assume connotati contrastanti, mostrando tutta la confusione che nasce dai primi cambiamenti e dai primi rapporti. Ginger fondamentalmente non ha la minima idea di ciò che sta capitando al suo corpo. Emblematica una esilarante scena in cui le due sorelle si recano dall'infermiera della scuola, tutta moine e falsissimi sorrisi mentre spiega le fasi del ciclo mestruale, discutendo di come cambi la consistenza del sangue durante i giorni. Il sorriso inquietante dell'infermiera contrasta visibilmente con le espressioni confuse e prive di qualsiasi discernimento di Ginger e B.
Quest'ultima, vera e indiscussa protagonista della storia, osserva impotente i cambiamenti di cui Ginger è vittima: tenta di trovare una soluzione per frenare la trasformazione della sorella e distruggere il mostro che vi si cela dentro, ma un riavvicinamento fra le due è ormai impossibile, e la stessa trasformazione si rivela irreversibile. Proprio come non è possibile arrestare il passaggio all'età adulta: un passaggio traumatico che resta impresso, una trasformazione fortemente sofferta. E B. è costretta ad osservare il passaggio della sorella in questa alterità, sapendo di non poterla raggiungere. La sceneggiatura di Karen Walton riesce a rendere credibili tutte le caratteristiche citate, delineandole perfettamente di fronte agli occhi dello spettatore. Le protagoniste sono incarnate alla perfezione da Emily Perkins e Katharine Isabelle: la prima riesce a farci innamorare di Brigitte anche sepolta sotto metri di maglioni, a farci leggere ogni emozione nei suoi occhi grandi e nelle occhiaie scavate. La seconda è una Ginger dalla sensualità aggressiva, a tratti persino ripugnante, ma che cela in realtà tanta vulnerabilità. Ruolo importante anche per Mimi Rogers nei panni della madre: una donna che chiaramente nutre molto affetto per le sue figlie e cerca una connessione con loro, non riuscendo mai a comprenderle realmente. Splendida la sequenza dei titoli di testa in cui le ragazze scattano alcune fotografie in cui si fingono morte: ogni decesso è studiato nei minimi dettagli, e le immagini presentano una qualità evocativa straordinaria, anche grazie alla struggente e inquietante score di Michael Shields. Perfetta la regia di John Fawcett, che con le sue inquadrature sghembe, gli opprimenti grandangoli e la camera a mano molto frequente, riesce a creare un atmosfera unica, intima e malata.

Un grosso difetto sono gli effetti visivi che, visto il basso budget, si dimostrano non poco ridicoli, soprattutto nelle fasi finali della trasformazione. Ma è una mancanza che, pur se molto significativa, si fa perdonare dalle molte altre qualità. Per il modo originale e intenso in cui l'adolescenza viene raccontata con l'horror, un Twilight qualsiasi avrebbe molto da imparare da Ginger Snaps.

1 commento:

Piesse ha detto...

Bella recensione. Questo non è il genere di pellicola che amo, ma la tua analisi ha fatto diventare interessante una (improbabile quanto casuale) futura visione del film.
P.